Being Watching: Spartacus Blood and Sand

 

 

L’estate si sa…ombrelloni, mare, esami universitari da preparare, tintarella, costumi e…Being Watching!

Sì, quale periodo migliore di questo, quando anche solo pensare fa sudare, per dedicarsi a telefilm passati che stanno aspettando, tristi e mogi in un angolo, un po’ della nostra attenzione.

Veniamo al punto. SPARTACUS SANGUE E SABBIA. Un gioiellino, un capolavoro in 13 puntate.

NON è chiaramente un film adatto alla famiglia del Mulino Bianco, ci sono scene di sesso esplicite ( la quota tette di Game of Thrones è roba da principianti) e molta, moltaaaa violenza. WE CHOOSE VIOLENCE ( #teamcerseiapproves).

Detto ciò, passiamo alla trama. Infiliamoci gli occhialini da maestrina sexy e un po’ di storia! E non sbruffate o sono 16419’641’641’64’16 punti in meno a Grifondoro, sono stato chiaro? Il prossimo che non segue, inoltre, giocherà a 7 minuti nello sgabuzzino con Ramsay. Scegliete voi…

Spartacus è una figura veramente esistita, leggendaria.  Nel 109 a. C. fece tremare Roma con la sua rivolta di schiavi e la serie ( composta da altre due stagioni – separate per motivi che poi spiegheremo-) mostra l’origine di questa rivolta. Come Spartacus divenne uno schiavo, come da schiavo divenne gladiatore e come da gladiatore sfidò l’impero…no, okay, quello era Massimo Decimo Meridio.

Ma leviamoci subito un sassolino. Spartacus non ha niente a che fare con il Gladiatore e per certi versi ne è superiore. Mentre il Gladiatore ( film kolossal da rivedere cento volte) è un prodotto commercialissimo e totalmente o quasi privo di storicità, Spartacus si sofferma con viva crudezza sui dettagli di come vivessero gli schiavi e i gladiatori, che erano considerati cose con il dono della parola. Inoltre la grafica: Spartacus si ispira a 300. Sangue a fiotti ( che sembra succo d’arancia rossa), scene al rallenty, e grafica volutamente finta e esagerata, anche un po’ tamarra.

Al centro della storia c’è la Scuola per Gladiatori di Quintus Lentulus Batiato. In questa scuola si muovono due trame: al piano di sotto ci sono i gladiatori che si considerano quasi una setta, invasati di gloria e che aspirano a morire nell’arena. Al piano superiore ci sono i Romani, con i loro intrighi e le loro nefandezze; due mondi e due trame parallele che si scontrano occasionalmente creando episodi intensi e meravigliosi.

Attori assolutamente sublimi, ma le menzioni d’onore vanno a :

John Hannah ( lo scemo de “La Mummia”) che ci regala Batiato. Un uomo spregevole ed abbietto, mosso da un’ambizione sfrenata, senza limiti. Eppure uomo che ha un’anima. Uomo che ama la moglie Lucrezia (Lucy Lawless non ha bisogno di presentazioni) al punto da accettare che lo tradisca con un gladiatore purchè sia felice, uomo che arriva a trattare Spartacus quasi da uguale.

Illithya (interpretata da Viva Bianca) che non appare sempre, ma quando appare è una bomba ad orologeria. Frivola, sfrontata, snob, ci regala un rapporto ambiguo e profondo con Lucrezia, un rapporto di odio e amore, dove entrambi sono vittima e carnefice dell’altro. Un Illithya che rappresenta il peggio della società romana, pronta a lasciare (in questo caso letteralmente) al macello le persone che considera amiche per sopravvivere.

Crisso, interpretato da Manu Bennet. Campione di Capua. Questa era la sua essenza; viveva per la gloria e odierà Spartacus intensamente, salvo poi crescere in modo esponenziale in 13 episodi, scoprendo la sua anima rigogliosa. Menzione d’onore anche al fisico di Manu Bennet.

E INFINE….

Andy Whitfield. Sublime, intenso, riesce a dare un’anima a questo guerriero spietato che macella vite eppure sembra innocente mentre lo fa. Con uno sguardo riesce a comunicare tutto. Rabbia, gioia, orgoglio. LUI E’ IL MIO SPARTACUS! Perchè dico così? Dalla seconda serie l’attore cambierà, ma non per scelta di produzione: Andy Whitfield poco dopo la fine delle riprese scoprirà di avere il linfoma non Hodkin. La serie si fermerà per aspettarlo ( producendo il prequel chiamato Gli dei dell’arena), ma la malattia avrà il sopravvento e Whitfield è morto a Settembre del 2011.

Volutamente non ho rivelato nulla della trama, tutta da scoprire, da sorseggiare con un buon bicchiere di vino ( rigorosamente Falerno o dei Sesti Romani), mentre seguite le vicende dei Campioni di Capua.

A. P.

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