Old but Gold: The Fountain, L’albero della vita

Ciao a tutti, prima di iniziare con l’argomento dell’articolo, volevo introdurvi brevemente questa nuova rubrica, che Maira mi ha gentilmente concesso di gestire (Grazie Maira ^^). La rubrica si chiama Old but Gold e ho voluto darle vita per tirare fuori dall’archivio film vecchi, meno vecchi o anche vecchissimi, famosi e meno famosi, che secondo me dovrebbero avere una possibilità, quindi sono qui per raccontarvi questi film, chiamiamoli di “nicchia” ma saranno anche accompagnati da film più conosciuti ma sempre  vecchi, generalmente antecedenti al 2010. Fatta questa doverosa premessa, andiamo a parlare del film di oggi, The Fountain, L’albero della vita di Darren Aronofsky.

The Fountain è un film del 2006 ed è stato presentato in concorso al 63° Festival del cinema di Venezia. Il film si può definire un dramma metafisico, in quanto tutta la storia è sospesa tra realtà, finzione e un piano spirituale, ben lontano dalla fisicità terrena.
I protagonisti sono un giovanissimo Hugh Jackman e un’altrettanto giovane Rachel Weisz. I due interpretano una coppia sposata, Tomas Creo, medico e Isabel Creo, malata di cancro.

Il film si apre in una jungla, dove un conquistadores spagnolo, interpretato sempre da Hugh Jackman, si trova ad affrontare un manipolo di guerrieri maya insieme a due soldati. Trovata una via di fuga, il conquistador viene bloccato da quello che sembra essere un sacerdote con in pugno una spada fiammeggiante. Ferito dal sacerdote, il conquistador sta per ricevere il colpo mortale, qui si interrompe l’incipit del film, trasportandoci successivamente su quel piano spirituale di cui parlavo prima.

Ora ci troviamo in una specie di bolla, con dentro un albero e un piccolo habitat con erba, muschio e acqua. A viverci dentro, un solitario Tomas, Tommy, come lo chiamano tutti, che sembra avere l’aria di un monaco buddista, con una tunica e la testa completamente rasata. Il motivo per cui la storia ci porti li con lui è ancora un mistero e tale resterà fino alla fine, quando lo spettatore, tenterà di dare una spiegazione al tutto. In questa bolla, Tommy vive in simbiosi con l’albero, praticando tai-chi e cibandosi della sua corteccia che sembra viva.

Da questo momento, la trama si dividerà tra il piano spirituale e la realtà, una realtà che però capiamo subito essere il passato dell’uomo perché insieme a lui nella bolla, apparirà il ricordo di sua moglie Izzy, quasi a tormentarlo,chiedendogli di uscire, di andare con lei ma lui risponde proprio come in vita, quasi rivivesse quel momento come se non fosse mai accaduto prima e così si ritroverà a riviverlo sul serio e lo spettatore insieme a lui.

Catapultati nel passato di Tomas, declina il suo invito e saluta Izzy dandole appuntamento per la sera mentre viene richiamato da uno dei suoi collaboratori. Qui scopriamo che insieme alla sua equipe, sta cercando una cura per il cancro e quindi per curare sua moglie, facendo dei test su una scimmia, sulla quale sperimenta un composto ottenuto grazie a dei campioni prelevati da un albero in Guatemala, dettaglio non trascurabile.
Tornato a casa la sera, passa del tempo con sua moglie, la quale gli fa vedere una stella molto luminosa, Xibalba, una stella che però è morente e gli narra che per i Maya quello è il posto dove le anime dei morti vanno alla fine della loro vita terrena.

Durante la serata, Tommy scopre che Izzy non riesce più a sentire caldo e freddo, segno che la malattia sta peggiorando. Lui si lascia prendere dal panico ma lei dimostra una sicurezza e una calma fuori dal normale. Continuando con la trama, scopriamo anche che Izzy stava scrivendo un manoscritto, quando Tommy inizia a leggerlo, ci ricolleghiamo all’incipit del film. Ed eccoci catapultati nel romanzo, siamo in Spagna e la regina Isabella (sempre interpretata da Rachel) è minacciata da un terribile inquisitore che la vuole morta, a difenderla il suo capitano della guardia, ovvero il conquistadores che abbiamo visto all’inizio.

Da qui in poi, le tre linee temporali, se così vogliamo definirle, si andranno intrecciando, raccontando allo spettatore la storia parallela di questi tre personaggi, Tommy nel passato, Tommy nella bolla e il conquistador. Storie che andranno a convergere alla fine verso un’unica soluzione, lasciando lo spettatore sospeso con mille domande, al quale tenterà di dare una risposta, come ho fatto io, anche se ammetto che la prima volta non ci capii molto. Rivedendolo di recente (grazie Netflix ti adoro), sono riuscito a dare un senso alle tre trame, senso ovviamente che non vi svelerò, non voglio rovinarvi il film, qual’ora decidiate di vederlo.
Ricordate dell’albero del Guatemala e del composto somministrato alla scimmia? Bene, quel composto, seppur sperimentale aveva fatto arrestare l’avanzamento del cancro nel primate, portandolo ad avere delle funzioni cerebrali simili a 12 anni prima. Perché vi dico questo? Ci arriveremo presto.

Continuando con la trama, Izzy era peggiorata ed ebbe un collasso mentre si trovava col marito al museo. Viene portata in ospedale dove viene tenuta sotto controllo. Durante la veglia notturna con lei, Tommy continua a leggere il romanzo della moglie, il conquistador viene mandato dalla sua regina nella nuova Spagna, l’America del sud, alla ricerca di un prodigioso albero, l’albero della vita di cui parla la Bibbia. Trovando quell’albero, lui e la sua regina conquisterebbero la vita eterna, per vivere insieme per sempre. L’albero del romanzo si trova guarda caso in Guatemala. La spedizione stava per fallire quando la trama prende una svolta inaspettata, a questo punto, Tommy che stava dormendo viene risvegliato dai macchinari della moglie, Izzy stava morendo.

Con la trama mi fermo qui, sperando di avervi fatto venire un po’ di curiosità su questo film.
Andando brevemente su degli aspetti più tecnici, il film è molto bello da un punto di vista visivo, le scene dentro la bolla sono molto suggestive, la colonna sonora, curata da Clint Mansell (Requiem for a Dream, Il Cigno nero) è davvero molto bella, scandisce benissimo i ritmi del film in tutte le sue fasi. Seppur il film sia stato fortemente voluto dal regista, di cui è anche sceneggiatore e dalla Warner Bros, non ha riscosso molto successo al botteghino, incassando meno della metà del budget speso per produrlo, motivo per cui, lo inserisco tra i titoli di “nicchia” adatti a iniziare questa mia rubrica.

Riguardo gli attori, volevo soffermarmi un attimo su Hugh Jackman che ho conosciuto con X-Men, mi è da subito piaciuto e ho visto molti suoi film, le doti attoriali sono innate e in questa pellicola mi ha fatto venire i brividi. Ha un’intensità pazzesca, dovendo interpretare tre personaggi, profondamente diversi l’uno dall’altro e riesce a coinvolgere lo spettatore in pieno nel suo dolore, specialmente in una scena…

…questa. Ancora adesso, guardandolo mi metterei a piangere insieme a lui.

Come al solito, spero di non avervi tediato con il mio sermone, spero che guardiate il film e che lo apprezziate come l’ho apprezzato io. Vi abbraccio e vi saluto.

Alla prossima
Andrea

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