The Danish Girl: le due facce di Eddie Redmayne

Che il titolo del film possa essere tranquillamente il titolo di un dipinto NON è un caso: The Danish Girl.

Questa pellicola si impernia sulle immagini, dagli interni degni dei più bei quadri di Hopper alle vedute “paesaggistiche” di Copenaghen e Parigi. Talvolta ci si sorprende a notare una certa ostinazione alla simmetria, quella tanto incisiva a cui ci ha abituati Wes Anderson per intenderci.

Esteticamente il film è impeccabile, ogni minimo dettaglio è meticolosamente studiato. Questo sforzo è evidente ed è il filo conduttore di tutto, sono certamente le immagini a raccontare la storia, meglio di tante parole.

Quanto alla trama, già saprete che si tratta della storia della “transizione” di un pittore danese sposato, non credo di aver spoilerato nulla perché il trailer lascia davvero ben poco all’immaginazione… Forse non sapevate che era danese, oops.

Interessante il fatto che, imprevedibilmente, si è deciso di santificare Gerta e non lo sfortunato protagonista che si trova ad affrontare un percorso incredibilmente complesso, in tempi ancora immaturi.

Gerta, la santa, interpretata dalla improvvidamente bionda Alicia Vikander  è la moglie di Einer e lo accompagnerà per tutto il suo percorso di transizione.

Gerta AMA, in un modo che la maggior parte di noi probabilmente non potrebbe mai, e di ciò ne da’ la più lampante e dolorosa delle dimostrazioni. È stato detto di Alicia che la sua interpretazione eclissa anche quella del protagonista questo, nonostante la simpatia che può guadagnarsi il suo personaggio, non riesco proprio a condividerlo.

Einer. Il suo è un personaggio con cui non si riesce ad empatizzare fino in fondo, forse perché nel tentativo di rivendicare la propria identità finisce per stritolare quella della moglie (stritolare sì e non annullare, perché Gerta ha personalità da vendere, lo vedrete).

Anche qui Eddie Redmayne fa sfoggio delle sue grandi doti attoriali, bellissimo come donna e paradossalmente forse un po’ meno credibile come uomo. La mimica è perfetta, tranne per il battito di ciglia talmente enfatizzato in alcuni punti che ti verrebbe di passargli il collirio. Ma caro Eddie, non abbiamo dimenticato che l’anno scorso hai soffiato la statuetta a Cumberbatch e per questo non potremo mai perdonarti.

Pare evidente che chi ha fatto questo film ha investito molto sul potere delle immagini, ma forse non altrettanto su quello delle parole. Ci si attendeva uno screenplay più incisivo, l’unica cosa che mancava per rendere la pellicola un vero e proprio capolavoro. Di questo in parte ne va anche della recitazione del protagonista, che non sempre risulta adeguatamente supportata. Per questo e solo per questo, Leo può ancora sperare.

Sara

 

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