Il messaggio segreto in Hunger Games – Recensione

Siamo di ritorno dal cinema e improvvisi impeti di rivolta si impossessano di noi, sarà colpa di tutti i disagi che la vita reale e la crisi ci propone? No, abbiamo appena visto Hunger Games : il canto della rivolta parte 1.

Non è chiaro se il titolo -Il canto della rivolta- sia riferito solo agli abitanti dei distretti o se ci sia un reale tentativo di avvisare il pubblico e la massa in generale.

Ma andiamo per gradi.

Il distacco dai primi due film è netto, viviamo un film che ormai è lontano dai capitoli precedenti , mantenendo però le fondamenta sia della storia , che ormai è a un climax di crescente tensione che sicuramente esploderà nel suo proseguo , sia nel significato più “nascosto” : una rivoluzione sociale.

Un messaggio “segreto” ma perfettamente in vista ci consegna un segnale.  Adesso, il gruppo dei ribelli capitanato da Alma Coin e da Plutarch Heavensbee punta a mettere in atto una controffensiva verso il sistema dittatoriale e oppressore del Presidente Snow.
Ciò che salta all’occhio è che decidono di “combattere” con la stessa falsità e pomposità di Capitol City.

“L’eroe meglio vestito di sempre.”

E’ spaventoso in un certo senso, vuol dire che è questo ciò che è importante per noi, siamo in un’età di figuranti.
Ma grazie all’intervento di Haymitch cerchiamo di capire COSA realmente ci ha colpiti di quella ragazza talmente fredda e distaccata da essere imperfetta per una protagonista.

Per la prima volta vediamo una Katniss spogliarsi dalla sua freddezza e far conoscere la sua fragilità per la perdita di Peeta. All’inizio non vediamo più la ragazza forte, non vediamo più il soldato, tanto che Coin non la riconosce, non la vede come la Ghiandaia Imitatrice adatta. L’emotività di Katniss lascia spiazzati, questa disperazione per Peeta, è troppo calcata. Nei primi due film il rapporto tra i due non è mai così evidente da parte di lei, tanto che anche Finnick pensava fosse solo una scena, una recita per avere più pubblico.

La scena “dell’incontro” tra i due è commovente e tragico, l’impotenza di fare qualcosa per salvarlo e di comunicare con lui  e capire cosa gli stanno facendo è devastante.

 

E quando lo salvano, capiamo con rammarico che Snow è sempre un passo avanti a lei, avanti a tutti. Ha creato un’arma, dentro la persona di cui Katniss è innamorata, l’arma più potente.

“Perché sono le cose che più amiamo che ci distruggeranno.”

La figura di Snow è raccapricciante e una delle migliori mai raccontate. Si può trapelare dal discorso di Finnick che fa nel tentativo di creare un diversivo per la liberazione della sua amata, confessa in tv, all’intera Panem di essere stato un oggetto nelle mani del presidente Snow che aveva venduto il suo corpo e quello di altri vincitori a uomini e donne facoltosi di Capitol City. Parla di lui come una bocca avvelenata, che quelle rose bianche pregne di profumo servono per non far sentire l’odore della sua bocca marcia. Bocca perché l’arma più potente di Snow è la parola, attraverso i media.

Importante infatti è la tematica dello studio dei mezzi di comunicazione, importante e incisivo per tutte le storie distopiche. Qui l’argomento media ci fa analizzare due punti.
Il primo capiamo come la comunicazione di massa serva per la creazione dell’immagine di un leader, in questo caso la Ghiandaia Imitatrice, per poter combattere il controllo schiavizzante del governo.
Durante il film, Katniss deve divenire un simbolo REALE, per dare ai distretti la forza di ribellarsi, così Plutarch (magistralmente interpretato dal buon vecchio Hoffman, che riposi in pace) crea degli “spot” propagandistici , gli stessi spot però altro non sono che delle ricostruzioni dei  trailer del film che invitano , sfondando la quarta parete , a prendere parte alla guerra.

La similitudine tra trailer reale e propaganda nel film fa si che lo spettatore si senta parte integrante del film, come fosse un abitante qualunque di uno dei distretti. Se questa pratica serva solo a creare maggiore comunione alla storia (superfluo dato il già pieno realismo) o che sia un inneggio ad un cambiamento sociale , riprendendo un filone che pare unire buona parte delle produzioni artistiche di questo periodo storico ( vedi Harry Potter negli ultimi capitoli per il cinema o anche Caparezza nella musica, par fare degli esempi) questo ed altri film hanno iniziato a seminare in noi l’idea che forse un cambiamento si può, bisogna solo trovare un modo alternativo alla sola violenza, che come vediamo nel film , smuove le cose, ma se tutti usassero il loro pieno arsenale non vi sarebbe più nessuno a rivendicare la vittoria.

Il secondo vediamo come questi video di propaganda di ribellione non vengano trasmessi a Capitol City, una città quindi con una disinformazione, una città ovattata, dove i problemi degli altri distretti non vengono ascoltati perché non fanno parte del loro distretto.

Questo fa pensare molto alla nostra di società, alla mancata informazione da parte della tv, per non allarmarci, per non preoccuparci e per farci stare in una continua “pace”.

Bisogna vedere il film, con occhi critici , o di non vederlo affatto e usare i propri soldi per comprarsi un vestito nuovo, magari pomposo come quelli che usano a Capitol City.

 

Bellissima è questa canzone e meravigliose le varie rivolte a cui abbiamo assistito nel film, non so come si faccia a decidere di sacrificare la propria vita per degli ideali, in questo, Hunger Games, è stato fin troppo coraggioso, non credo che nella realtà, tutto il popolo sia disposto a sacrificarsi come lì, non siamo tutti coraggiosi, non siamo tutti interessati. Sta di fatto che la scena dell’attacco al ponte dell’acqua sia stato commovente, molto commovente.

 

Maira Vista & Simone De Robbio

Maira Vista

Companion del Doctor. Blogger di serie TV. Bionda dentro. Per info andate a pagina 394.

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